Mentre navighiamo dichiariamo, implicitamente, i nostri interessi, le nostre propensioni, le nostre simpatie, i nostri desideri, le nostre intenzioni di acquisto. Banale, risaputo, scontato, ci siamo abituati e ormai lo prendiamo come un dato di fatto, un effetto collaterale della comodità con cui la rete ci fa accedere a molte azioni del quotidiano senza muoverci di casa, o dall’ufficio. Bisogna comunque fare attenzione alla trappola che si cela dietro questo accumulo di informazioni personali a disposizione di non si sa bene chi, come già scrivevo.
Che i prodotti di un’azienda si armonizzino con le idee che degli stessi (o del loro sviluppo) hanno i consumatori può anche essere un fatto positivo, in fondo anche a questo serve la condivisione tra fornitore e cliente. Diventa molto pericoloso quando lo stesso meccanismo si applica all’informazione.
Pensiamo ad un futuro immediato in cui l’informazione sul web diventi personalizzata, non personalizzata dall’utente ma personalizzata all’origine, pensiamo a sistemi automatici capaci di selezionare le notizie del giorno parametrizzando quelle che abbiamo selezionato in precedenza, generando pacchetti su misura e appropriandosi brutalmente del criterio di selezione. Pensiamo anche all’altra faccia della medaglia, cioè la raccolta pubblicitaria collegata alla capacità di una testata di intercettare i clic de navigatori sfruttando quel principio di personalizzazione di cui parlavamo.
I rischi fondamentali sono due. Read More »

Ogni volta che si inizia una ricerca nella rete, è ancora necessario qualche attimo di raccoglimento per capire da quale parte cominciare.

È pazzesco come l’accesso alle informazioni abbia moltiplicato le autodiasogni mediche casalinghe.

Da quando si è diffuso l’utilizzo delle e-mail e delle chat, è tornato di moda non disturbarsi chiamando al cellulare durante gli orari di pranzo e cena.
Lavoro quasi sempre con persone con cui non ho un contatto fisico quotidiano. Nemmeno settimanale. Spesso neanche mensile. Alcuni “colleghi” non li ho mai incontrati in carne ed ossa.
Vivo una situazione professionale da famiglia allargata, destrutturata e decentrata.
Molte volte mi viene chiesto se questa sorta di isolamento non mi disturbi o non comprometta la mia produttività, intesa come livello di concentrazione ed attenzione, se non mi manchi la distinzione netta tra ambiente privato ed ambiente lavorativo. Sinceramente no, al contrario, vivo questa condizione come un estremo privilegio e riesco a coniugare e tenere comunque distinti gli ambiti.
Non ho delle regole precise, nel senso che non mi impongo orari d’ufficio, per così dire, rimango molto elastico e non mi fa differenza essere attivo di giorno o di notte. Questo mancanza di pressione, di obbligatorietà, mi consente invece di applicarmi alle mie cose quando più ne ho voglia, rendendomi estremamente efficace e permettendomi di non sprecare tempo prezioso.
Capisco quelli che mi dicono che non potrebbero mai lavorare senza essere costantemente circondati dai colleghi, senza trovarsi in un edificio diverso da casa propria, rinunciando alle pause per il caffè e la sigaretta.
Capisco anche i datori di lavoro preoccupati di pensare i propri dipendenti in vestaglia e pantofole invece che in giacca e cravatta, di veder crollare i fatturati e di non poter più controllare direttamente i collaboratori, ma è solo una questione mentale e culturale. Read More »

Non so se scaricare film, libri e musica sia un reato morale. Sicuramente lo è stato approfittare dei copyrights.

È vero che internet ha tirato fuori dai cassetti una montagna di letteratura che avrebbe potuto tranquillamente rimanerci. È però anche vero che ha tolto ad una ristretta cerchia il monopolio delle decisioni su cosa debba arrivare al pubblico.

Fruire della pornografia è probabilmente l’azione più sincera che un utente compia in rete.

Apparire brutti su un social network è inconcepibile.

Essere proprietari del dominio con il proprio nome e cognome significa avere una rispettabile immagine elettronica.
Avere un blog oggi è una specie di status-symbol, almeno in determinati ambienti.
Mi capita di assistere a conversazioni che vertono sul numero di accessi che il proprio blog genera, una specie di sfida all’ultimo clic, una tenzone a colpi di meta-tag, un confronto titanico tra ranking di rispetto.
Pochissime volte mi capita di assistere a conversazioni che vertono sulla qualità dei contenuti del proprio blog, fatto non del tutto secondario, almeno dal mio punto di vista.
Non sono un consumatore compulsivo di opinioni altrui, non ritengo che il semplice avere un’opinione sia sufficiente a meritare attenzione (diritto di esprimerla, certamente si), certo è sempre meglio che non averne affatto, ma la facilità con cui si può gestire un blog ha moltiplicato la ridondanza e alla fine le minestre sono quasi sempre le stesse, magari con qualche ingrediente aggiunto a freddo. Read More »

L’uso del mouse mi ha provocato una tendinite alla mano destra. Riposo assoluto, mi ha ordinato il medico. Ho imparato a usarlo con la sinistra.

Il parental control è una chimera. Se governi tutt’altro che democratici non riescono a limitare l’accesso a determinati siti, figuriamoci se può riuscirci un genitore.
Mi interessa guardare i Tg regionali e lo faccio regolarmente, trovo che una visione microscopica sia integrativa di una visione macroscopica, soprattutto quando si tratta di informazione.
Si potrebbe aprire un lungo e noioso discorso su quanto possa essere utile o meno assumere informazione dalla televisione, ma lo stato dell’arte in materia è sotto gli occhi di tutti e facilmente giudicabile perciò non lo affronterò. Per quanto mi riguarda, l’informazione televisiva è una minima parte delle fonti da cui attingo, poi ognuno sceglie la propria ricetta e le proporzioni degli ingredienti. Mi rendo conto che, per via della professione che svolgo e delle modalità con cui la svolgo, mi rimane il tempo di affrontare con la dovuta tranquillità il quotidiano compito di informarmi, potendoci applicare anche una buona dose di variabilità nella scelta degli argomenti da approfondire.
Una sera ho visto nel Tg regionale della Campania, una bella rubrica intitolata 30 Anni in cui mandano in onda un servizio del telegiornale editato trent’anni prima. So che non avrei dovuto perché immagini di quel tipo si vedono continuamente, ma sono rimasto colpito dal come eravamo solo trent’anni addietro. Ero già nato, ma le persone e il contesto immortalati in quel servizio sembravano appartenere ad un’altra epoca.
Pensare a Wilde o ad un abitante dell’Italia media del 1979 non fa più molta differenza nella mia immaginazione, nel senso che li sento abitanti di un mondo completamente diverso ed assolutamente distante da quello che viviamo oggi. Mi ha impressionato, come ogni volta che guardo filmati storici, l’ingenuità negli occhi e nei modi della gente di fronte al mezzo di comunicazione televisivo, una telecamera in un mercato poteva paralizzare un quartiere intero, le masse erano decisamente controllabili attraverso l’informazione in modi che trent’anni dopo appaiono quasi comici, tanto sono semplici. Read More »

Le teorie sulle reti non hanno a che fare con la pesca.

Forse non siamo soli nell’universo. Sicuramente non lo siamo su questo pianeta social.
Sono finalmente riuscito a parlare un momento da solo con Claudia, non avevamo molto tempo percui sono passato direttamente al sodo e le ho chiesto se c’è qualcosa che non funziona, se prova qualche fastidio o qualche sentimento negativo nei miei confronti.
Tutt’altro, ha risposto. Poi se n’è andata.
Non ho capito molto bene, sono rimasto pietrificato a pensare al significato di quel tutt’altro, mentre lei se ne andava per il corridoio e i tacchi sul marmo sembravano produrre una nota diversa a ogni impatto con il pavimento.
Starle di fronte e guardarla negli occhi mi ha messo in agitazione, il cuore pulsava velocissimo e avevo le mani sudate. Cosa sta succedendo?

A volte ho dei dubbi sulle nostre capacità. Temo che aumentare le possibilità di relazione aumenti proporzionalmente anche i conflitti.

Muoversi in universo senza strade, senza direzioni, senza piazze e campanili, con indirizzi che non corrispondono a luoghi fisici può risultare disorientante. Non siamo più abituati a perderci.

Poche cose sono più noiose che aspettare un interlocutore in chat mentre faticosamente compone una riga di senso compiuto.
Realtà abbagliante quella fatta di sesso libero, di lussi, di alta velocità, di costose e inutili tecnologie, di fit-box che coniuga l’aspetto gentile della ginnastica con l’aggressività necessaria a sopravvivere nella giungla cittadina, di vacanze fantastiche nei luoghi in, preferibilmente ospiti di amici dotati di yacht.
Mi riesce difficile pensare a qualcosa di più laido e vomitevole che trovarmi a una festa circondato da calciatori con i quadricipiti possenti e i cervelli in offside, cantanti pop di quarantacinque anni che scrivono testi con il solo scopo di vendere dischi ai minorenni e scoparsi qualche liceale, modelle e facoltosi industriali serviti al tavolo da laureati con il massimo dei voti, nella peggiore delle ipotesi relitti mediatici reduci da qualche reality più o meno estremo.
Mi riesce difficile anche credere che possano esistere davvero le milioni di persone alla base del successo e della notorietà di certi personaggi, milioni di esseri umani che non trovano di meglio da fare che stare incollati davanti alla tv a farsi bombardare di squallore e idee preconfezionate, patetici, sconfitti, amorfi, parassiti di sé stessi. Eppure esistono.

Acquistare sul web con carta di credito è il trionfo della pigrizia, ma è straordinariamente comodo.

Se vostro figlio a tre anni sa usare il mouse, non crediate sia un genio.
To share è il verbo del futuro.
Condividere, per gli amanti dell’uso di terminologie nella propria lingua madre.
È un futuro che va costruito attraverso la convergenza culturale, perché la condivisione, l’habitus alla condivisione, non è un vezzo per internauti o esperti di social marketing ma un nuovo modo di intendere la vita di relazione. Relazione tra due individui, tra gruppi di individui, tra comunità, tra partners nel business, tra aziende e clienti, tra Istituzioni e cittadini.
Le biblioteche, raccolte di sapere, affascinano gli esseri umani fin dai tempi della grande biblioteca Alexandrina, costruita ad Alessandria d’Egitto circa nel III° secolo a.C. In quei luoghi sentiamo l’esigenza di concentrare lo scibile, le idee, la storia, le scienze per rendere il tutto fruibile a chiunque, per permettere a chiunque di contribuire ad arricchire di testi e conoscenza quei luoghi, istruendosi e stimolandosi attraverso i testi già presenti. Read More »

Bianco, nero, ispanico, cinese, indiano. L’unica potenziale discriminazione nel web è tra la maggiore e la minore età.