Il mio nuovo romanzo (28)

diarioLe donne sono creature straordinarie, le predilette dalla natura.

Primeggiano in ogni aspetto, eccetto che nella forza bruta. Se vogliamo emanciparci dalla violenza e dall’ingordigia è a loro che dobbiamo delegare il compito di guidarci, altrimenti non ci sono speranze.

Gli uomini hanno avuto millenni per dimostrare di essere capaci di governare il mondo, ma hanno fallito (e falliscono) continuamente, spostando conflitti e povertà da un luogo all’altro del pianeta, gambizzando il progresso dell’umanità intera.

Non tutti sono colpevoli, naturalmente, ma come genere, specie, categoria si.

Il processo l’ha già fatto la storia e li ha condannati, ma gli si concedono continui ricorsi in appello per il timore che altrimenti usino la forza.

I governi delle nazioni sono come tanti maschi alfa rinchiusi nello stesso recinto. Nessuno mi ha mai dato più di te un’illuminazione tanto grande con così poche parole.

Il mio nuovo romanzo (27)

diarioChe orrore!

Il Sindaco ci ha chiesto di donare alla biblioteca comunale i tuoi volumi.

Alla biblioteca comunale! Dovremmo privarci dei libri per permettere che finiscano macchiati dal ragù dell’ultima casalinga frustrata della zona?

La cultura deve essere a disposizione di tutti, ha detto lui.

Forse per questo ha perso tutto il valore, gli ho risposto.

Sono venuti con la supponenza di chi crede che rappresentare una maggioranza di qualche tipo possa essere sufficiente ad avere autorevolezza, ma uno stolto eletto da molti ignoranti non corrisponde alla nostra idea di autorevolezza.

L’ho trattato con sufficienza.

Gli ho fatto capire che la cultura bisogna meritarla e non prelevarla con la tessera dalla biblioteca come uno snack da un distributore automatico. In questo paese ci sono moltissimi laureati con tanta cultura quanta se ne possa avere dal distributore automatico di snack, buoni al massimo per farci stare in linea con le statistiche europee sul numero di laureati rispetto alla popolazione.

Abbiamo bisogno di un’elite intellettuale, di un’avanguardia creativa capace di indicare la strada, e non la possiamo formare se la manteniamo mescolata alla melassa popolare.

Ci siamo resi disponibili a donare in forma anonima una cifra sostanziosa alla biblioteca comunale, in modo che possano comprare tutti i libri che vogliono. Hanno detto che ci penseranno.

Avresti dovuto vedere come se ne sono andati mortificati, ti saresti divertito.

Web in tempi di crisi

web-in-tempi-di-crisiLa crisi stritola le aziende italiane, e non solo.

Si sono perse centinaia di migliaia di posti di lavoro e l’emorragia ancora non si è arrestata, lasciando presagire un prossimo futuro tempestato di difficoltà.

Purtroppo spessissimo le prime ad essere tagliate sono le spese collegate alla comunicazione, e tra queste (purtroppo un’altra volta) in cima alla lista ci sono quelle collegate al web.

Rinnovare il sito, passare al 2.0, sfruttare le potenzialità dell’advertising in rete e quelle del social marketing vengono percepite come azioni secondarie, da poter tralasciare. Questo succede perché in buona parte non esistono strategie di sviluppo del business che non inquadrino internet come campo accessorio, come segmento per investimenti residuali sia economici che di risorse umane, eccezion fatta per i soliti illuminati, quelli che nei periodi di crisi colgono la palla al balzo per inventarsi nuove strade e sperimentare. Read More »

Il mio nuovo romanzo (26)

diarioSono dovuta partire, ti chiedo scusa.

Non sto scappando, ho solo bisogno di riflettere e rimettere insieme i pezzi.

Non so cosa si sia rotto, ma si è rotto e mi ha fatto male da morire, pensavo di non poter sopportare un dolore così intenso. Per una settimana sono rimasta a letto, chiusa in camera e ti confesso che ho pensato di ingoiare una manciata di pillole e farla finita. Sai cosa mi ha trattenuto? Sapere che non ti avrebbe fatto ridere, e mi dici sempre che io ti faccio ridere.

Voglio macinare decine di migliaia di chilometri, andare così lontano da farmi venire il mal di testa, senza una meta precisa, forse l’Australia, forse il nord dell’Europa, magari l’Africa, non lo so, voglio portare il livello di nostalgia al massimo, resistere fino a un secondo prima di scoppiare e poi volare qui, alla villa, tornare e tuffarmi di colpo nel nostro mondo.

Ho bisogno di un brivido gigantesco, di un’emozione positiva travolgente e spero di trovarla in questo modo.

In questi giorni sembra che tutti siano così forti, così presenti e sicuri, io invece mi sento fragile e sai che fine fa un vaso di cristallo tra i vasi di terracotta, poche sollecitazioni e va in miliardi di pezzi senza che ci sia la possibilità di rimetterlo insieme.

Non voglio finire così, hai acceso in me una voglia di vivere che non avrei mai avuto da sola, mi hai dato l’energia necessaria a prendere il posto che mi spetta in questo mondo e non voglio buttare via tutto.

Tu vuoi che io vada la fuori e contribuisca al progetto, e lo farò. Ad ogni costo. Però adesso devo partire, non posso aspettare un attimo di più e sono sicura che capirai.

Se fossi una poetessa non ti avrei scritto neanche una riga. Rinunciare ad esprimermi sarebbe stata la cosa più poetica che avrei potuto fare per te.

Pamela.

Il mio nuovo romanzo (25)

diarioPamela è partita, dice che non ce la faceva più a rimanere qui, che ha bisogno di cambiare aria per un po’, di stare da sola.

Sono preoccupato, se questa epidemia dovesse diffondersi potrebbe sterminarci come una colonia di conigli.

@forismi

forismi

Cliccando invia una parte del mittente si trasferisce al destinatario, e non c’è bisogno della conferma di ricezione per esserne certi.

Il mio nuovo romanzo (24)

diarioQuanto oltre può andare il rapporto tra due persone? Oltre l’immaginazione, oltre l’ordinario, oltre il conforme, oltre la morale, oltre modo e oltre tutto.

Cosa sono io per te? Come mi colloco? Chi sono?

L’unico uomo che tu abbia avuto e voluto al tuo fianco, una responsabilità enorme, a volte non capisco dove finisci tu e comincio io e nemmeno quale possa essere il confine, anche se il confine c’è.

Il mio nuovo romanzo (23)

diarioIl giardino è sempre splendido, curatissimo, i giardinieri sanno il fatto loro.

Ho chiesto di piantare moltissimi narcisi e un’aiola di camomilla, adoro il profumo gentile che libera nell’aria e mi piace molto berla. Anche l’orto promette bene, questi giorni di sole hanno rinvigorito le piantine e fatto germogliare i semi.

Ho camminato fino al ponte, il fiume è pieno d’acqua e tra un po’ arriveranno anche le zanzare purtroppo, e poi da lì fino al bosco. Mi ricordo quando era solo un prato e abbiamo deciso di farlo diventare un bosco, un progetto a lungo termine, un simbolo delle cose che si costruiscono nel tempo. Sarebbe stato troppo facile ordinare alberi adulti, facile e scontato.

Ora quei bastoncini di venti centimetri sono cresciuti, alcuni non ce l’hanno fatta, e ad ogni stagione continuano a rinnovare le foglie e a irrobustirsi, le radici affondano nella terra e si ramificano.

Il prato è diventato un bosco, abbiamo trasformato il paesaggio.

Il mio nuovo romanzo (22)

diarioGuardavo Claudia oggi.

È luminosa come la luna piena, e non solo perché è una donna bellissima. Quando ti passa vicino percepisci le vibrazioni che emana, il magnetismo, vorresti avvicinarti come attirato da una calamita e invece ti scosti per farla passare, quasi avesse una fisicità ingombrante invece che il corpo di un’esile statua.

Sembra ingombrante perché contiene tutte le donne che si possano desiderare, questa è la mia spiegazione. Lo dico con invidia, e lo sai, non l’ho mai nascosto, un’invidia benevola e piena di amore comunque.

Il mio nuovo romanzo (21)

diarioRazza è una parola che fa paura.

Sfrecciano nella mente principi di competizione quando la si pronuncia. Se le razze sono diverse e non una sola, allora è probabile che una di queste possa essere migliore delle altre e prendere il sopravvento, come succede in natura.

I mammiferi umani non si sono evoluti più delle altre razze animali ed ora governano il pianeta?

Abbiamo solo cambiato la semantica, e trasformato la razza in classe. Non si chiama forse classe dirigente quel gruppo di persone che per meriti e valore vengono giudicate migliori delle altre a governare? E il giudizio viene dai simili, che quindi riconoscono la differenza tra se stessi e quelle persone. Il discrimine sta nel giudicante non nel giudicato.

Gli esseri umani nascono tutti uguali, ma poi non lo rimangono.

Allora è un crimine cercare di coltivare quelle differenze fin da subito, fin dalla prima educazione?

Il mio nuovo romanzo (20)

diarioMi sono accorto che sto scrivendo senza segnare la data.

Voglio scrivere un diario e dimentico la data. Forse perché i giorni non hanno più la loro personalità, hanno perso le caratteristiche che li fanno essere tutti diversi l’uno dall’altro e si accodano, gemelli di luce e buio.

A cambiare siamo io e gli stati d’animo che mi investono, diversi ogni minuto. A quelli dovrei mettere data e ora, anzi, dovrebbero registrarsi da soli con data e ora, come successivi salvataggi di un file umorale.

No, ma che dico? Per fortuna non succede, sarebbe orribile aprire una cartella di cronologia e ritrovarseli tutti lì, congelati, intatti in ogni sfumatura, pronti ad essere riesumati tali e quali, senza possibilità che il tempo lenisca i dolori, sbiadisca i ricordi peggiori, cancelli parole e pensieri che mai si sarebbero voluti avere, normalizzi gli eccessi di alcuni amori sfrenati, rimescoli sensazioni troppo taglienti per essere maneggiate pure.

In fondo conta davvero quando si prova? Che tempo fa, che ore sono, che giorno è, chi c’è intorno. Sono dettagli fondamentali? Ordine e disordine non sono due facce della stessa medaglia?

Il mio nuovo romanzo (19)

diarioStamattina sistemavo i cassetti della tua scrivania e sai cosa ho trovato?

Quella lettera originale di D’Annunzio a Luisa Baccara. Quanto tieni a quel foglio ingiallito?

Sono andato subito nella biblioteca a prendere il libro, quello che avevo trovato al mercatino dell’antiquariato e ti avevo regalato per il tuo compleanno, la storia di Ariel e Smikrà, i due amanti del Vittoriale, e l’ho portato in camera mia per rileggerlo.

D’Annunzio ti ha sempre profondamente affascinato, non come poeta, non come giornalista, non come avventuriero ma come uomo, anche se è davvero difficile separare queste sfaccettature della stessa personalità. Così come ti hanno affascinato altri personaggi capaci di prendere a schiaffi la propria epoca, dall’indole inquieta, nessuno a noi contemporaneo però. Dici che è perché all’epoca in cui viviamo non è rimasta nemmeno una faccia da prendere a schiaffi, e io sono d’accordo.

Questo paese sta andando in rovina e a Gabriele non piacerebbe, la classe dirigente è sciatta, senza idee, senza gloria e senza futuro, la gioventù è fradicia di benessere borghese e digiuna di cultura, gli intellettuali che non si sono estinti si sono allineati e viaggiano a profilo basso, le donne continuano a vivere spazi di marginalità.

Ma adesso basta, sto parlando come uno di quei falsi profeti a cui sono rimasti gli indici per indicare i problemi ma neanche un’idea sul come risolverli. E tu non li sopporti.

Il mio nuovo romanzo (18)

diarioDalla cappa del camino in salotto venivano strani rumori, ci siamo spaventati.

Se non fosse la stagione sbagliata avrei pensato a Babbo Natale.

Prendevamo il caffè chiacchierando e si sentiva questo fruscio, come una specie di battito d’ali. Qualcuno ha pensato subito ad un uccello incastrato, così abbiamo chiamato gli spazzacamino per capire se ci fosse un modo per verificare e liberarlo, nel caso.

L’uccello c’era davvero, ma non si era incastrato, stava beatamente costruendo il nido e mi è dispiaciuto che l’abbiano rimosso, ma non si poteva lasciarlo lì. Adesso hanno messo anche una rete attorno alla sommità della canna fumaria, sopra il tetto, così non dovrebbe più succedere.

Gli spazzacamino hanno portato una ventata di odori, gesti e parole provenienti direttamente da fuori, alieni, ecco si, sembravano due alieni a passeggio per il centro, fuori luogo, fuori tempo, fuori spazio.

Devo ricominciare a uscire.

Il mio nuovo romanzo (17)

diarioIl tuo studio è un posto magico, i piccoli credono sia abitato dai folletti dei libri che ogni notte lavorano per scrivere pagine su pagine e farti trovare la mattina nuovi testi sugli scaffali, perché tu possa leggere tanto e diventare sempre più intelligente. Lo ha detto Giacomo, ma deve averlo sentito da te.

Per me è magico anche se so che i folletti non ci sono (ma non ne sono del tutto sicuro), è magico perché tra quelle pareti ci sei tu anche quando non ci sei, la tua presenza abita lì e si muove sicura, mi saluta quando ci incrociamo.

Capire. Questo è il verbo che mi viene in mente quando ti penso. Sapere non ti è mai stato sufficiente, si può sapere tutto e capire nulla, era così no?

Sono stato delle ore seduto al centro del tuo studio, in compagnia dei gatti.

Il mio nuovo romanzo (16)

diarioNon esiste al mondo altra donna più felice di me.

Pensare a chi non ero prima di incontrarti, prima di incontrarvi, è come rivivere un incubo. Non ero, non sono mai stata prima di quel giorno di pioggia, era Settembre, il tredici.

Quando ho saputo del diario pensavo che avrei scritto cento pagine prima di fermarmi, e che ne avrei potute scrivere molte di più, più di un diario intero.

Invece adesso davanti a questa pagina vuota capisco che non scriverò cento pagine, forse neanche mezza. La possibilità che qualche estraneo legga le nostre cose mi spaventa, non mi piace per niente. Preferisco tenermi tutto dentro, sono troppo intime le sensazioni che provo e non trovo un motivo valido per darle in pasto ai maiali.

Un solo uomo merita tutto il mio amore e il mio rispetto, e quell’uomo sei tu. Per gli altri rimangono le briciole, e dovranno sbranarsi a vicenda per averle, come cani randagi.

Basta. Smetto. La rabbia mi sta stritolando lo stomaco.

Anche le bambine ti amano,

tua per sempre

Sandra.

Il mio nuovo romanzo (15)

diarioGuardo la televisione ogni tanto, e mi sembra di vivere su un altro pianeta. Che privilegio!

Siamo così distanti dalle miserie del mondo di massa, dai voli low-cost, dallo stipendio fisso, dalla cultura popolare, dagli ipermercati e dalle rate del mutuo per un appartamento in zona residenziale o affacciato sulla tangenziale. Anche dalla musica pop, per fortuna.

Avevano ragione gli antichi greci a credere che gli dei abitassero sulla cima dell’Olimpo perennemente avvolta dalle nebbie, lo spettacolo degli umani violenti e ingordi non doveva essere edificante allora come non lo è oggi. Meglio la nebbia.

Il mio nuovo romanzo (14)

diarioCome mai proprio me.

Me lo sono chiesto così tante volte che alla fine questa domanda ha perso senso, da bambino facevo questo gioco con le parole, le ripetevo, le ripetevo fino a che diventavano un suono astratto e non ricordavo più quale fosse il loro significato.

Sono bastati venti minuti di conversazione a quella festa e mi hai chiesto di seguirti, un colpo di fulmine intellettuale o qualcosa del genere. Non ne abbiamo mai parlato, non ne ho mai sentito il bisogno neanche io, per la verità.

Una sola volta, ci conoscevamo da poco, ti è sfuggita una frase che mi ha dato un indizio: tu capisci le donne meglio di chiunque altro, mi hai detto. Ti confesso che sono rimasto sorpreso, ero giovane e nessuno mi aveva mai detto una cosa tanto complicata e ho scoperto di aver bisogno di tempo per rifletterci. Mi hai aiutato a farlo, quante ore abbiamo passato assieme a discuterne?

Sono stato il tuo discepolo, mi hai inebriato con la luce delle tue idee e ti sei nutrito delle mie, ci siamo trasformati nelle mani del pianista in titanico duetto, siamo diventati due maschi di cervo che si fronteggiavano a cornate, altre volte teneri amanti in gradevole conversazione, altre ancora lava ed acqua che cercavano di abbracciarsi.

Io so che capisco le donne.

Io amo le donne, almeno quanto te.

Il mio nuovo romanzo (13)

diarioAbbiamo fatto un pic-nic nel frutteto, un pic-nic vero con cestini e coperte. Ci siamo sistemati sotto gli alberi carichi di gemme, la giornata era splendida e tiepida, l’ideale per una classica scampagnata primaverile nei campi.

Il frumento è cresciuto meravigliosamente quest’anno, i bambini ci hanno corso in mezzo a perdifiato e anche noi abbiamo partecipato alla staffetta che hanno organizzato. Quanto mi mancavano dei momenti di spensieratezza e leggerezza.

In tutto forse superavamo le trentacinque persone (e non so quanti cani), non ho contato ma penso di esserci andato vicino.

Li guardavo, e se ci penso razionalmente ancora mi riesce difficile credere a quello che rappresentano, a quello che rappresentiamo. Siamo una famiglia non famiglia, una famiglia dove non esistono rapporti di parentela a monte ma solo a valle dei genitori, siamo un gruppo che cambia in continuazione, non statico e determinato a priori.

Ai piccoli tutto questo non interessa, sono interessati solo all’amore che ricevono. I più grandi iniziano a capire, e adoro osservare la naturalezza con cui vivono tutto questo.

Siamo tornati alla villa quando il sole era quasi tramontato.

Il mio nuovo romanzo (12)

diarioContinuano ad arrivare telegrammi, sistematicamente li brucio nel camino, i mittenti non hanno il diritto di rivolgerti la parola, o di rivolgerla a noi.

Si fanno avanti ora, nel momento della formalità, ma non ti hanno mai sostenuto nei momenti di informalità, anzi, si sono allontanati spesso parlandoti alle spalle, giudicando senza capire.

Che vogliono adesso?

Cercano di brillare di avanguardismo riflesso, cercano di trovare posto tra le fila di quelli (mio dio, quanto sono pochi!) capaci di vedere il genio dietro le tue stravaganze, dietro l’originalità spiazzante delle tue idee, dietro la tua arroganza nei confronti della mediocrità.

Un esercito di morti viventi, ecco cosa sono, mercenari al soldo del miglior offerente che pattugliano la società per reprimere, per ridurre in schiavitù culturale, sono le canzonette di Cristina d’Avena che cercano di zittire Whiplash dei Metallica e di far apparire Bach come uno sfizio per ricchi annoiati.

Non li disprezzo, non spreco energie per questo, ne ho compassione.

Il mio nuovo romanzo (11)

diarioLa piccola Giulia è un’autentica ninfetta, minuta e bellissima, ma guardandola negli occhi si vede chiaramente la fiamma che arde. Ha uno sguardo che può pietrificare, così consapevole e attento.

Se non sapessi che è assolutamente impossibile direi che è tua figlia, anche se non ti somiglia affatto.

Oggi ci ha fatto ridere a crepapelle quando si è messa ad imitare Gigliola la governante e Clodette l’insegnante di francese. Ha una predisposizione innata per le lingue straniere, credo molto più di me.

Il mio nuovo romanzo (10)

diarioMi hai insegnato ad usare la mia libertà.

Per essere liberi però bisogna liberarsi dalle catene. Per essere uomini nuovi bisogna abbandonare tutto quanto e ricominciare da zero, troppi condizionamenti ci arrivano dall’ambiente in cui siamo cresciuti, dalle persone che compongono la nostra famiglia.

Una mongolfiera non vola se non scarica la zavorra, e questa simpatica metafora ti fa sorridere ogni volta che trasmetti un concetto che per chiunque sarebbe aberrante. Ma non lo è stato per me. Io l’ho trovato assolutamente affascinate, e come me molti altre e molte altre che ti hanno incontrato sulla loro strada.

Scegliere la propria famiglia e sradicare gli affetti indotti dalla natura.

Una madre non è madre solo perché genera, figuriamoci un padre. E ridi. Ridi perché la verità è beffarda, perché è ridicolo il modo con cui gli esseri umani subiscono la vita ed è comico quanto se ne rendano conto pur senza far nulla.

Sembra facile, ma il prezzo da pagare è salato. Rinascere costa. Andare contro natura costa. Abbandonare a terra la zavorra costa. Il prezzo d’ingresso l’hai fissato tu. Io l’ho pagato, e sarei stato un pazzo a non farlo.

Il mio nuovo romanzo (9)

diario9Più passano i giorni più mi è di nuovo chiara l’immensità della tua opera, la potenza del progetto di cui ci hai fatti partecipi. Ci penso e automaticamente nella mia testa attacca la Quinta di Beethoven.

Prima era come se l’abitudine mi avesse stordito, la vita di ogni giorno, la normalità, ci ero immerso fino ai capelli e piano piano lo straordinario è diventato ordinario.

Come sono stupidi gli esseri umani, si abituano. Come sono umano, anch’io.

Ma non importa, tu hai pensato anche a questo, hai fatto in modo che tutto possa procedere indipendentemente dai singoli, che il progetto trovi in se stesso l’energia di cui ha bisogno per andare avanti. E per fortuna che è così, per fortuna hai dato alla tua opera una dimensione epica che pochi possono capire, che diventerà comprensibile quando inizierà ad avere i suoi effetti a lungo termine.

Così vivono i grandi uomini, sentendosi parte di qualcosa che travalica l’infimo sprazzo di tempo che ci è concesso e agendo con l’infinito come orizzonte.

Mi vengono in mente le piramidi dei faraoni, se il paragone non suonasse ridicolo. Ti ci vedi esposto al Museo Egizio di Torino?

Il mio nuovo romanzo (8)

diarioNon siamo più entrati nella serra, ora sono i giardinieri che curano le tue piante, noi abbiamo paura di farle appassire, di danneggiarle con i nostri sentimenti tristi.

Mi hanno avvisato che settimana prossima consegneranno quelle nuove specie che avevi ordinato, altri esemplari dal nome latino impronunciabile. Tu non ci sarai per spiegarci da dove vengono, a che famiglia appartengono, di quanta luce ed acqua abbiano bisogno, quali proprietà curative nascondano.

Ci hai insegnato a trepidare per ogni novità, perché le cose nuove sono il motore della vita, ma a volte trovarsi in mezzo ad un oceano di novità spaventa, non avere punti di riferimento spaventa, non sapere da che parte andare spaventa.

Se fossi qui mi diresti che basta alzare gli occhi al cielo e guardare le stelle, che alla fine non si può uscire dall’universo e nell’universo c’è sempre una stella a segnare la via, anche se è una via presa a caso.

È vero, ma ho la testa talmente pesante che non riesco a guardare in alto.

Il mio nuovo romanzo (7)

diarioC’è tensione in casa.

Elisabetta e Francesca hanno litigato per una stupidaggine. Abbiamo i nervi a fior di pelle e ci sono negatività che galleggiano nell’aria, penso sia inevitabile.

Hai presente quando si rompe uno dei fili che compongono una corda? C’è un sussulto, sembra che si spezzi la corda intera ma poi gli altri fili, tutti assieme, reggono il peso, se lo distribuiscono in modo diverso così da poterlo sopportare ancora. Ecco, noi stiamo vivendo la fase del sussulto.

Non siamo intervenuti, abbiamo lasciato che se la vedessero tra loro, gli equilibri si devono riformare da soli anche se ci vorrà del tempo, e nessuno può dire quanto.

A tavola poi il clima è migliorato, ci siamo ricomposti come una famiglia e ho detto a tutti che sto scrivendo questo diario. C’è stato un attimo di silenzio, e in quell’attimo non riuscivo a capire se avevo fatto bene a dirlo o meno. Invece adesso tutti vogliono scriverci qualcosa così questo diventerà una specie di diario condiviso, si arricchirà delle emozioni di altre persone.

Ho chiesto che ognuno mi invii un documento di Word, e io lo inserirò il giorno stesso in cui l’avrò ricevuto. Farò così perché voglio che le pagine che sto scrivendo rimangano mie e tue, almeno finché non deciderò che sarà abbastanza, e smetterò di scrivere. Voglio averci accesso solo io, voglio che i miei occhi siano gli unici a poterle leggere, voglio che il mondo ne rimanga fuori fino al momento in cui non lo lascerò entrare, e quando lo farò potrà entrare tutto insieme, se lo vorranno milioni di occhi famelici potranno divorare queste righe contemporaneamente.

Il mio nuovo romanzo (6)

diario6La primavera è esplosa oggi, non ci sono dubbi, sono arrivati i profumi.

Per sapere quando inizia una nuova stagione non bisogna guardare il calendario, bisogna annusare l’aria. Tu non ci sei mai riuscito.

Ho aperto la finestra della camera e le mie narici si sono riempite di primavera, non saprei come spiegartelo meglio, l’alba sapeva di salmastro e fiori di campo, di erba fresca e umida.

Adoro la primavera qui alla villa, è sempre stata la mia stagione, quella dove mi si rinnovano le energie per affrontare tutti le altre fino alla successiva. Stavolta però ce ne vorrebbero almeno dodici di seguito, un intero anno di primavera forse potrebbe portare un po’ di serenità nel mio cuore. Nei nostri cuori.

Ieri sera è arrivata Claudia dalla Spagna, i ragazzi stanno bene e sono cresciuti molto, di persona si apprezza meglio rispetto alle foto che ci mandavano via mail. Ci siamo abbracciati a lungo, lei piangeva e io non ho potuto fare nulla per consolarla. Cosa avrei potuto dire?

Le ho fatto preparare la solita stanza, spero decida di fermarsi qui definitivamente, ma non ci scommetterei. E la capisco, lei ha sempre avuto un posto speciale nella tua vita e già solo tornare deve esserle costato moltissimo.