Monthly Archives: febbraio 2011

Spostare il centro di gravità del discorso poetico

Se “la poesia deve proporsi la raffigurazione di oggetti (condizioni rapporti) non quella dei sentimenti” e se preme la necessità di ricucire con i bagliori del Novecento, allora la soluzione è presto trovata e si riassume in un nome: Antonio Pizzuto.
Ma non credo sia esercizio utile, almeno al di fuori del ruminare storico-accademico, al di [...]

E’ sempre l’ora dell’avanguardia

La necessità della ricerca, guardando ai maestri: da Penna a Magrelli, a Risi.
Il giovane Giuseppe Manitta scrive un «poemetto crepuscolare» e lo intitola L’ultimo canto dell’upupa. Va con passo sicuro e consapevole, con versi brevi utilmente scanditi, con movimenti narrativi essenziali: «Non cercare il tuo corpo, /astuto inganno d’amante,/mai le sue scintille senz’ali /perché triste [...]

Risorse umane

Colloqui programmati
spremute di curricula
presentazioni in Flash
carrellate di vestiti
(alcuni assai succinti)
tacchi o mocassino lucido
un fossato di mogano
separa il castellano
dagli assedianti
neo-qualcosa
oppure ex d’altrove.

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Appunti sulla “generazione perduta”

“La moltiplicazione delle piccole narrazioni in una miriade di racconti miniaturizzati” è esattamente il segnale della ripresa di consapevolezza di quella che definite “generazione perduta”.
Anzi, direi di più.
Direi che la miniaturizzazione è stata anticipatrice del mondo sociale che ritroviamo oggi, in pieno XXI° secolo.
Basta guardarsi attorno e riconoscere i fenomeni del citizen-journalism (Io-reporter), delle tv [...]

Kamikaze

Attento non pensare
che nell’attacco terrò conto
della mia incolumita’
personale prenderesti un granchio
colossale, imbottito fino
agli occhi di metamfetamine
scendo giù in picchiata
via più diretta
per esserti addosso
in men che non si dica.
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Devo lasciarti

Rosa selvatica
mi guarda ammaliante
pulsa a cielo aperto bisbiglia
vuole che la colga
ma la potenza l’attrazione
che mi scuote è un falso
positivo il risultato diagnostico
sbagliato portarla via di lì
farla sfiorire tra le braccia
amarla con scadenza
che pazzia.

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Chi ha paura dell’uomo giallo? (the movie)

Cortometraggio sperimentale (genere noir-grottesco) tratto dal mio romanzo “Chi ha paura dell’uomo giallo?”.
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Irrigazione

Non riesco a far piovere
dagli occhi la falda
sotterranea inaridita
dalle falle dispersive
in mille scoli
che alimentano rigagnoli
putridi indispensabili
a lussureggiare vegetali dolorosi.

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Vera bellezza

Seminterrato
il covo dove donne
attorno a un tavolo
parlano del più del meno
progettano futuri
le vedo passando
sorrido sapendo
cha ancora abbiamo
speranza.

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Coccodè

Covo malessere
in modo amorevole
chioccia ruspante
non mi accontento
della manciata di grano
sparsa nell’aia
dal padrone contadino
che non accetta uova
difformi.

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Umanesimo

Bello non contare
su nessuno in particolare
avere fiducia
nel prossimo qualunque
casuale randomizzato
come si usa dire
dare credito all’umano.

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Sudaggio universale

Palestra a vetri
barre acciaio verticale
interrompono trasparenza
fit-boxers con le tette
pubblicizzano il lato
mascolino della parita’
certo così molto sensuale.

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Radio scanning

Quinto giorno di protesta
al Cairo, lancio nuova
Chrysler 200, ancora insediamenti
in territorio palestinese
a Tokyo un altro sushi
restaurant di classe,
danni postumi per alluvioni,
matrimoni tra gay,
brucia la cittadella
della samba a rischio
il carnevale carioca.
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In trappola

E mia sorella
madonna triste
addolorata Maddalena
genuflessa in camera sua
prega adora in vaso
bouquet disidratato
anche lui dal pianto
discreto e incessante
per marito che
sarebbe stato meglio se,
per figli che
ad averlo saputo
quella volta forse.
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Vulvodrome

Gabbie aperte
sfilano bipedi
al piccolo trotto
tacco a spillo dodici
contendono posizioni
al Prix di primavera
sotto attenta osservazione
binocoli dalla tribuna
pendono scommesse
volano incitamenti
commercianti appuntano
numeri di pettorale.

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Fermenti: uscito l’ultimo numero

E’ uscito l’ultimo numero di “Fermenti“, periodico a carattere culturale, informativo, d’attualità e costume.
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Perturbazione

Sono l’uomo della pioggia
chiamami quando sei
stanca del clima mite
dell’arsura che secca
la gola delle belle
giornate in fila
indiana quando tutto
funziona alla perfezione
ma dentro qualcuno
supplica che venga
l’acquazzone violento
il vento si alzi
a disordinare ogni cosa
per ricominciare finalmente
daccapo.
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