Sono dovuta partire, ti chiedo scusa.
Non sto scappando, ho solo bisogno di riflettere e rimettere insieme i pezzi.
Non so cosa si sia rotto, ma si è rotto e mi ha fatto male da morire, pensavo di non poter sopportare un dolore così intenso. Per una settimana sono rimasta a letto, chiusa in camera e ti confesso che ho pensato di ingoiare una manciata di pillole e farla finita. Sai cosa mi ha trattenuto? Sapere che non ti avrebbe fatto ridere, e mi dici sempre che io ti faccio ridere.
Voglio macinare decine di migliaia di chilometri, andare così lontano da farmi venire il mal di testa, senza una meta precisa, forse l’Australia, forse il nord dell’Europa, magari l’Africa, non lo so, voglio portare il livello di nostalgia al massimo, resistere fino a un secondo prima di scoppiare e poi volare qui, alla villa, tornare e tuffarmi di colpo nel nostro mondo.
Ho bisogno di un brivido gigantesco, di un’emozione positiva travolgente e spero di trovarla in questo modo.
In questi giorni sembra che tutti siano così forti, così presenti e sicuri, io invece mi sento fragile e sai che fine fa un vaso di cristallo tra i vasi di terracotta, poche sollecitazioni e va in miliardi di pezzi senza che ci sia la possibilità di rimetterlo insieme.
Non voglio finire così, hai acceso in me una voglia di vivere che non avrei mai avuto da sola, mi hai dato l’energia necessaria a prendere il posto che mi spetta in questo mondo e non voglio buttare via tutto.
Tu vuoi che io vada la fuori e contribuisca al progetto, e lo farò. Ad ogni costo. Però adesso devo partire, non posso aspettare un attimo di più e sono sicura che capirai.
Se fossi una poetessa non ti avrei scritto neanche una riga. Rinunciare ad esprimermi sarebbe stata la cosa più poetica che avrei potuto fare per te.
Pamela.














