Ogni anno si stampano milioni di nuovi volumi. Romanzi, saggi, fumetti, fiabe e molte altre categorie merceologiche, diciamo così. E possiamo accostarli alle merci perché il mercato dei prodotti editoriali è un mercato a tutto tondo, e come tale segue le regole del Mercato (con la emme maiuscola) anche se la letteratura, ad esempio, proprio una merce non è.
Se milioni se ne stampano, probabilmente ha uno zero in più la cifra che rappresenta quelli che si scrivono, e che rimarranno nei cassetti.
In mezzo c’è una valutazione, un decisore che opera una scelta su ciò che si deve pubblicare e ciò che non deve essere pubblicato, un decisore che ha il proprio metro di valutazione letteraria da intersecare con mille altre variabili, quasi tutte di mercato. Il percorso che porta un romanzo sugli scaffali di una libreria è costellato di queste variabili, nessuna delle quali accessibile all’autore. Il decisore è, naturalmente, l’editore.
La storia di un romanzo è il classico gioco del cane che si morde la coda. Un romanzo ha successo se piace al pubblico, ma il pubblico può leggere il romanzo solo una volta che viene pubblicato e distribuito. Per conseguenza logica ne viene che il successo di un romanzo non è affatto decretato dal pubblico, bensì dall’editore, dagli investimenti che questi opera sul prodotto, dalla promozione che ne fa.
Uno scrittore può avere un pubblico solo dopo aver trovato un editore, questa è la regola. O meglio, lo era. Lo era prima che comprendessimo il potenziale di condivisione e propagazione delle informazioni che il web ci permette. Oggi, grazie alle nuove tecnologie di comunicazione e a sistemi come i social network, per uno scrittore è invece possibile avere prima un pubblico (sulla rete) e di conseguenza un editore. Un romanzo che abbia successo sul web in termini di interesse riscosso ed attenzione ottenuta, è un romanzo che probabilmente avrà successo anche nel momento in cui venga stampato su carta e messo in vendita nelle librerie. Possiamo dire che per l’editore questo potrebbe essere un modo per avere una specie di beta-test gratuito sul prodotto. Non poco.
Oggi invece si utilizza la rete più per il marketing su romanzi già pubblicati, trasportando online i soliti principi che vigono anche nell’editoria canonica, ma il vento sta cambiando.
E questo ragionamento vale non solo per i prodotti letterari, ma anche per quelli di arte figurativa o di musica. Mi viene in mente il gruppo musicale Ex-Otago, che recentemente ha lanciato una proposta davvero interessante, quella cioè di scomporre in azioni la proprietà del loro prossimo lavoro discografico e venderle a degli azionisti interessati a sostenere il progetto, i quali riceveranno i dividendi ottenuti dalle vendite del cd.
Cosa ci aspetta domani?













