Una rete di produttori

fotovoltaicoAbbiamo fatto installare il fotovoltaico sul tetto di casa, per la precisione su una specie di dependance invece che sul corpo centrale. Da anni covavo la voglia di rendermi indipendente dal punto di vista energetico, ed è stato un percorso lungo e non così facile come certi spot televisivi vorrebbero far credere.

Ci sono molte discussioni in corso sul valore del fotovoltaico, sul fatto che sia o meno una tecnologia ad appannaggio dei più danarosi, e sul fatto che non sia una soluzione. Personalmente sono al corrente delle varie sfaccettature della questione, e pur condividendo alcune osservazioni in merito, alla fine mi sono deciso comunque. L’attendismo non paga, ma è un’opinione personale, e le innovazioni nel campo della produzione di energia pulita si susseguono –o quantomeno le voci a riguardo- a tale velocità che si potrebbe rimanere ad aspettare tutta la vita che arrivi quella ideale. Se mai ci sarà, io credo nel mix di soluzioni, microproduttori differenziati e localizzati, “consorziati” in rete.

L’idea è affascinante, ma si scontra con il quotidiano rabbioso del mercato e delle sue regole, e sarebbe davvero ingenuo non voler considerare questo punto.

Quello che mi dà pena è che nonostante tutto, anche producendo in proprio la corrente elettrica che mi è necessaria, non sarò totalmente libero. Li chiamano autoproduzione e autoconsumo, ma nella mia testa autoproduzione e autoconsumo non significa che io produco l’energia, la immetto nella rete e poi me la riprendo, e soprattutto non significa che quella che ho prodotto in eccesso e che non consumo non possa regalarla, se mi va, al mio simpatico vicino di casa.

Ecco, questo è il baco del sistema, il pisello sotto il materasso, il sassolino nella scarpa o altro del genere. Non sono libero. Non totalmente almeno.

Economicamente parlando non siamo ancora forti abbastanza per destrutturare le architetture dei grandi monopoli, ma la volontà c’è e si sta propagando.

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