Il tunnel dell’informazione su misura

tunnelMentre navighiamo dichiariamo, implicitamente, i nostri interessi, le nostre propensioni, le nostre simpatie, i nostri desideri, le nostre intenzioni di acquisto. Banale, risaputo, scontato, ci siamo abituati e ormai lo prendiamo come un dato di fatto, un effetto collaterale della comodità con cui la rete ci fa accedere a molte azioni del quotidiano senza muoverci di casa, o dall’ufficio. Bisogna comunque fare attenzione alla trappola che si cela dietro questo accumulo di informazioni personali a disposizione di non si sa bene chi, come già scrivevo.

Che i prodotti di un’azienda si armonizzino con le idee che degli stessi (o del loro sviluppo) hanno i consumatori può anche essere un fatto positivo, in fondo anche a questo serve la condivisione tra fornitore e cliente. Diventa molto pericoloso quando lo stesso meccanismo si applica all’informazione.

Pensiamo ad un futuro immediato in cui l’informazione sul web diventi personalizzata, non personalizzata dall’utente ma personalizzata all’origine, pensiamo a sistemi automatici capaci di selezionare le notizie del giorno parametrizzando quelle che abbiamo selezionato in precedenza, generando pacchetti su misura e appropriandosi brutalmente del criterio di selezione. Pensiamo anche all’altra faccia della medaglia, cioè la raccolta pubblicitaria collegata alla capacità di una testata di intercettare i clic de navigatori sfruttando quel principio di personalizzazione di cui parlavamo.

I rischi fondamentali sono due.

Il primo è che la fornitura di pacchetti di informazione preconfezionati stuzzichi la pigrizia e la velocità con cui attualmente ci si informa sul web, finendo per creare veri e propri tunnel in cui ognuno cammina da solo seguendo il sentiero del proprio punto di vista.

Il secondo è che gli inserzionisti guardano sostanzialmente il numero di accessi ad un sito o blog per valutare se valga la pena di investirci in termini pubblicitari, questo potrebbe distrarre i giornalisti dalla qualità del contenuto e farli focalizzare sull’obiettivo di incrementare il traffico con sistemi che poco hanno a che fare con il giornalismo.

La ricerca di conoscenza deve essere un atto spontaneo che viene dall’individuo e che rimane nella sua piena disponibilità, il navigatore deve conservare la scintilla dell’interesse attivo e non subire passivamente la proposta di un quadro informativo proveniente da un algoritmo, senza che neanche ci sia l’intervento umano.

Possiamo delegare moltissimo alle macchine, ma non tutto.

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