L’era di Facebook. La piattaforma non ha bisogno di essere presentata, e neanche Lorenzo Pezzato, vista la grande intercomunicabilità che il suo romanzo ha e continua ad avere.
L’era dei social network è iniziata da un po’, diverse sono le piattaforme che nascono, crescono, si evolvono - o muoiono - ogni giorno. Ne abbiamo avute diverse sotto agli occhi, come Myspaces, specializzatosi poi nella musica, Splinder che non si sa che fine abbia fatto, Blogger, Dada…tutte piattaforme che permettono di mettere in rete il proprio pensiero, di condividere foto, emozioni, attraverso il blog. Ormai il blog ci sta stretto, l’ultima frontiera per noi che viviamo ormai all’interno di un grande reality facendoci sempre gli affaracci degli altri è Facebook. Il faccia libro ha ormai conquistato le nostre vite, incollandoci alla sedia a fare quiz, ad avvisare tutti che “la torta è pronta!” o che “sta per andare a fare spesa” o addirittura che “nel frigo c’è solo un barattolo di marmellata con la muffa”. Certo, come ogni cosa ha anche i suoi lati positivi. Ma non siamo qui per dare un significato al tormentone del momento, quanto per il nuovo (in tutti i sensi, non solo perché è uscito da poco in libreria) romanzo di Lorenzo Pezzato. Lorenzo ha 35 anni, è un giornalista, si occupa di tecnologia ed ambiente. Ha avuto un’idea: ha realizzato un gruppo su FB diverso dagli altri, un gruppo che permetteva di condividere con gli iscritti brani del romanzo su Facebook, inviandoli come mail collettiva agli iscritti. Una nuova concezione di romanzo, il romanzo 2.0.
Come è nata l’idea innovativa di Feisbuuc il romanzo?
Come molte cose, piuttosto casualmente. Tutto è scaturito dall’aver incontrato su Facebook un’amica con cui c’era stato un precedente sentimentale…in prima liceo. Abbiamo iniziato a sentirci via chat, lei ora fa la psicologa, e così è scattato anche il ragionamento sul ruolo che il social network può avere nelle relazioni sociali.
Naturalmente i fatti sono stati successivamente romanzati, ma il filo conduttore del romanzo è rimasto molto aderente a quello delle nostre conversazioni.
Sei partito creando un gruppo proprio su Facebook, il risultato era quello che ti aspettavi o è stato migliore/peggiore rispetto alle aspettative?
Il gruppo su Facebook (e il mio blog) sono diventati la vetrina e l’amplificatore della situazione, hanno creato il meccanismo della condivisione –diciamo così- istantanea dei vari brani del romanzo, in modo da poter costruire una interazione continua con un pubblico, che via via è andato facendosi sempre più numeroso.
Feisbuuc è un progetto nato per il web ma con l’obiettivo di uscirne, di materializzarsi alla fine di un percorso di sviluppo che nessuno stava governando. Non è un libro collettivo, nel senso che non è stato scritto a più mani, è stato un gioco di suggestioni tra me e i navigatori della rete, una serie di “scambi in corsa” che hanno contribuito a correggere traiettorie e passaggi logici, in cerca di una chiave di lettura utilizzabile dal maggior numero di persone possibile.
La risposta della rete è stata ottima, come mi aspettavo.
Come è stata la partecipazione degli iscritti, e i commenti più curiosi su ciò che stavi portando avanti ad esempio.
La partecipazione, anche dato l’argomento del romanzo, si è manifestata più che altro con messaggi privati, perché rimane comunque difficile discutere pubblicamente (anche sul web) di determinati temi considerati quantomeno sconvenienti. Mi riferisco al rapporto di coppia esclusivo tra soli due individui, alla monogamia, al modello di famiglia, alla matrice educativa sessuale.
Condividere certi pensieri con milioni di occhi è ancora qualcosa che inibisce, e questo forse è un ulteriore segnale di quanto in verità in rete siamo ormai molto simili a come siamo nella quotidianità.
Commenti curiosi ce ne sono stati, ma la cosa più curiosa in generale è la voglia di sapere se la storia è una storia vera, o in quanta parte lo sia.
Passando alla storia - senza svelarla ovviamente (anche perché ha un finale molto aperto, che non ci si aspetta, e che va davvero gustato riflettendoci su) –, alcuni brani del romanzo come tu stesso hai detto, sono le chat reali fra te e la tua amica ritrovata dopo diversi anni. Cosa ti ha detto quando le hai parlato del progetto?
Abbiamo concordato sin dall’inizio sul fatto che la nostra discussione avrebbe potuto essere condivisa con altre persone, se romanzata e traslata in qualcosa di più leggibile, di più vicino ad una forma letteraria per come siamo abituati ad intenderla. Così, continuando ad ispirarci reciprocamente, siamo andati avanti ed io mi sono preso l’incarico di tradurre in frasi fluide un vortice di parole ed emozioni che si muovevano a quella velocità tipica solo del web, e di cui eravamo la fonte istantanea.
Feisbuuc è in qualche modo un esperimento, una performance letteraria in bilico tra etere e materia, tra digitale e reale, nato tra i pixel e finito sugli scaffali di una libreria stampato in caratteri su carta.
Nella “vita vera”, dietro al monitor, sarà possibile davvero secondo te “evadere dagli schemi”?
Questa è una domanda che mi permette di esprimere un altro concetto.
L’evasione dagli schemi, come dici, è in qualche modo il fulcro di tutto il progetto, declinato sotto diverse forme. Cerco di spiegarmi meglio.
Evasione dagli schemi del circuito editoriale canonico, e poi magari diremo di più su questo. Evasione dei personaggi dagli schemi dell’educazione ricevuta, da quelli della morale “dominante” e da quelli costruiti nel corso del tempo.
Evasione dello stile narrativo dagli schemi della letteratura classica, nel tentativo di allargare il confine del concetto di romanzo, e di imporre un upgrade che anche nella letteratura tenga conto della contemporaneità che ci circonda, dei nuovi media, dei nuovi linguaggi. Spero, in qualche modo, di aver dato il via ad un modo nuovo di raccontare, sintetico, scheletrico, scorrevole, superficiale, ma con un carattere ben preciso.
Evasione come simbolo della necessità di un cambiamento, non solo nell’arte, ma anche sociale, intellettuale, culturale.
Sei un giornalista, e questo traspare non solo dalla nota biografica, ma sopratutto dalle frequenti “frecciatine di cronaca” che compaiono qua e là: per scrivere oggi, per invogliare maggiormente i lettori, occorre secondo te avere una buona conoscenza dei fatti di cronaca per un romanzo che coinvolga maggiormente il pubblico?
La contemporaneità è meglio percepibile se collegata ad alcuni fatti di cronaca, ci fa sentire che la storia si svolge nel nostro mondo, in quello che c’è fuori dalla finestra delle nostre case se le aprissimo in questo momento.
Comunque ritengo che sia necessario abbandonare la smania di specializzazione, perché governare –ad esempio- i processi socioeconomici anche di un piccolo Comune richiede oggi una lucida comprensione della sfera degli accadimenti attorno a noi, un ambiente tridimensionale che non è divisibile a spicchi. Un modo globale richiede una sensibilità globale.
Nei romanzi, non in tutti ovviamente, trovo che funzioni allo stesso modo, e penso che i lettori possano essere maggiormente coinvolti da quelle storie che sentono vicine.
Poi c’è da dire che essere informato -sulla cronaca e più in generale- è il vezzo e contemporaneamente la necessità di ogni giornalista.
Emblematica e veritiera la tua frase “Ieri un autore doveva cercare un editore per trovare un pubblico. Oggi un autore può cercare un pubblico per trovare un editore”. Correlato a questo, che ne pensi del panorama editoriale italiano?
Penso sconti gli stessi problemi di ogni altro settore. Troppo spesso le potenzialità di promozione dell’editore (i soldi che investe nella pubblicizzazione di un titolo) sono il vero discriminante tra cosa viene letto (e comprato) e cosa no, nonostante ogni anno si leggano molte cose interessanti che però non ottengono successo. Tutto qui.
Ho cercato di dimostrare che attraverso le nuove tecnologie un romanzo può avere un pubblico ancor prima che un editore, anzi, che può trovare un editore come conseguenza, e che quindi abbiamo spazio per ripensare l’intero panorama.
Sul tuo sito il libro è scaricabile, era comunque facile conoscere già la storia iscrivendosi al tuo gruppo: se ti trovassi ad un convegno che tratta di editoria digitale e cartacea dove la prima sostiene di essere il futuro e la seconda che comunque un libro è sempre un libro, quale sarebbe il tuo pensiero in merito? È possibile, come sei riuscito a dimostrare tu, che le due sfere collaborino?
Il libro di carta non ha rivali. Mi è già capitato di dirlo.
Personalmente sento il bisogno di avere un contatto fisico con il libro, con la cellulosa, con l’odore che ha quando è nuovo e quello che assume quando è usato, ogni volta diverso. La carta assorbe dal mondo circostante, un libro digitale non avrà mai questa possibilità.
Però possono cambiare i meccanismi che portano le parole sulla carta. Il mio progetto non ha mai avuto lo scopo di togliere all’editore il proprio mestiere, al contrario, aveva lo scopo proprio di farsi notare da un editore e di trasformarsi in un libro vero, di carta. Il fatto che Feisbuuc sia in vendita nelle librerie è la dimostrazione che –almeno in questo caso- l’incantesimo ha funzionato.
La collaborazione porta sempre buoni frutti, e penso che editoria tradizionale e digitale possano trovare rispettivi ambiti di competenza, senza necessariamente prevaricare l’una sull’altra. Forse il pericolo è più concreto quando si tratta di film, musica o videogiochi, ma la letteratura mal si adatta alla fruizione elettronica, anche per la sua dimensione intima.
Breve biografia di Lorenzo Pezzato
Sono nato a Venezia il 14 Agosto 1973, da anni risiedo in Provincia di Treviso.
Dal 1997 mi occupo, anche come imprenditore, di ambiente e riciclaggio di rifiuti informatici ed elettronici.
Dal 2006 al Giugno 2008 Presidente di Assoritech, l’associazione italiana degli operatori della rigenerazione e del riutilizzo di prodotti tecnologici.
Da Ottobre 2006 Direttore de Il Rigeneratore Italiano, rivista specializzata in ambiente, mercato e tecnologie del riutilizzo.
Da Novembre 2008 collaboro con Fondazione Pellicani di Venezia per la gestione dei contenuti e della community che si muove attorno al blog.
Scrivo romanzi, racconti e testi per il teatro, mi occupo di web e blog.
Dal 23 Agosto 2006 sono papà di Pietro, un bambino meraviglioso.
Annalisa Cameli su Whipart













