Il mio nuovo romanzo (1)

diarioQuante volte ci ho pensato, passeggiando per i corridoi della villa o in giardino, e ho sempre rimandato, credevo di avere tempo. Certo non pensavo di iniziare costretto da una situazione come questa, ma la vita è imprevedibile –tu me l’hai sempre insegnato- e stavolta lo è stata sul serio. È bastata una bollicina d’aria, una stupida bollicina d’aria, un’innocua bollicina d’aria.

Così ora eccomi qui, sono le quattro del mattino e non riesco a dormire, come potrei dormire? Sono alla scrivania e ho deciso di iniziare.

Hai capito bene, sto parlando di un diario.

Già, proprio io che scrivo un diario, o meglio una specie di diario, forse le mie memorie. O forse le tue memorie. Non lo so di preciso, ma sento il bisogno di scrivere, di fissare tutto nero su bianco prima che sia tardi, prima che un altro imprevisto mi sorprenda mentre dormo, mentre non sono attento.

Il fatto è che non riesco bene a capire da dove iniziare, ci sono troppe cose da dire e io, lo sai, mi trovo meglio davanti alla tastiera del pianoforte che a quella del computer, vorrei poter scrivere suonando o riempiendo gli spazi del pentagramma, vorrei sapermi esprimere solo attraverso le note che delle parole sono le antenate. Invece sono qui che muovo gli indici sui tasti come due martelletti sulle corde, e mi sento ridicolo a non riuscire ad utilizzare tutte le dita come faccio al piano.

Qualche sera fa sono sceso in piena notte nel salone delle feste e mi sono messo a suonare Chopin, la Ballade 1 Opera 23, come piace a te, credo di aver svegliato un po’ tutti ma nessuno è uscito dalla stanza, nessuno ha parlato, nessuno ha fatto rumore. È stato bellissimo e ho pianto, ho pianto di felicità e più piangevo e suonavo più avrei pianto e suonato, fino a svuotarmi completamente di energie e cadere a terra sfinito, svenuto. Scrivere non è altrettanto liberatorio, mancano la cinetica, la meccanica, l’impegno fisico che produce la fatica, il sudore, e ho come la sensazione che il monitor rimbalzi i miei sentimenti e me li restituisca sottoforma di radiazioni luminose, le stesse che mi fanno bruciare gli occhi dopo un po’ che ci sto davanti.

Sono confuso, terribilmente confuso.

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