Cari amici, vi informo che per i tipi dell’editore Lietocolle è uscito il mio nuovo libro di poesie “Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza“.
La prefazione è del critico Giorgio Linguaglossa.
Cari amici, vi informo che per i tipi dell’editore Lietocolle è uscito il mio nuovo libro di poesie “Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza“.
La prefazione è del critico Giorgio Linguaglossa.
Esseri umani
capaci di sparire
dietro l’ombra
di uno stuzzicadenti.
Presso l’Universitàdi Tolosa-Le Mirail, il 16 e 17 Marzo 2012 si svolgeranno le giornate di studio su Stefano D’Arrigo.
Tra i relatori l’amico Gualberto Alvino.
Ecco il programma: Read More
Nome senza odore
neanche il cane
di frontiera si gira
la valigia sul nastro
non ha etichetta
la porta automatica
giusto un altro cliente
per il tassista
mille campanelli
una chiave
secondi e l’ascensore
arriva all’attico
appartamento
attiguo solo al cielo
(fuori albeggia).
Muti da vivi
muti da morti
muti tra i ghiacci
eterni del marciapiedi frigorifero
pesci fuor d’acqua
in attesa d’esser venduti.
Vorrei un Re
anarchico monarchico
esteta poliedrico
artista non statista
una Maestà
un Principe
principio nuovo.
Smagnetizzato
perso tutto
fuori ufficio
paga pegno festivo
striscia badge paterno
tiranneggia la subordinata
di anni cinque
bella presenza.
Maledetta verità
devasta equilibri in rapporti stabili
ladra
svaligia appartamenti
lasciando muri spogli
a riflettere l’eco tagliente di parole
che a volte sembrano forgiate per uccidere.
È vero
come esperto alchimista
compongo pozioni
di immagini metafore
intrugli di verbi soggetti
filtri magici con polveri piriche esplodenti
improbabili impaginazioni capoversi equilibristi
giochi d’artificio con pixel artificiali
a impreziosire il cielo
sotto cui sognano i mortali.
Ad ogni amore
pare sia tutto occupato
lo spazio del cuore
è impossibile dire
se il successivo ne amplierà i volumi
toglierà metri cubi ai precedenti
oppure occuperà sfitti interstizi.
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cultura in rete
zero angoli
in cui nascondersi
zero scuse
da ieri
l’ ignorante
è colpevole.
Si avvicina il temporale
Giove pluvio è infuriato
le saggitte esplodono nel cielo
trapassano nubi in fibra di carbonio
sono fuori
in mezzo al prato nudo
stringo un’asta di metallo aspetto
(occhi chiusi)
la mortale scossa per sentirti
ancora un attimo vicina.
Cavalcano le Valchirie
potenti equini volanti
d’acciaio
tesi nel muscolo protesi all’azione
eccitati dall’avena politica
spronati a condurre a vittoria
cavallerizze in perizoma di Yamamay.
Giorni ventosi si accumulano
accodandosi all’ingresso di un afoso orizzonte
promettono ossigenazioni d’umore.
Piove, i cani assistono
pazienti e annoiati
al diluvio universale all’acqua che sale
in pozzanghere tremanti
increspate da venti a raffiche
frustate d’aria sulle cime degli alberi
gocce come proiettili
e i cani hanno fame Read More
Nel pugno infantile
canditi uvette
stretto sgusciano tocchetti
a macchiare ricami
rossi scintillare bianchi
vini frizzanti flut
la provincia illuminata
(dio è ovunque)
auguri a grappoli d’invio
accendono display
in abbraccio intercontinentale.
One world.
Ci caschiamo
ogni natale.
Pesa tonnellate a centinaia
la colonna di pressione
sopra la mia testa sofferente
come un fardello
figlio delle cose sciocche fatte in vita
il cui nome è rimpianto e sudo
anche stando fermo.
Ombelichi ingrugniti si fronteggiano piercing
campanario contro piercing campanario campane
dissonanti distanti pochi passi pochi civici pochi
attraversamenti pedonali scacchieri rionali pedine
muovono mosse passeggiando pitbull topografici.
La selezione di poesie che ho fatto dal libro di Lorenzo Pezzato dovrebbe dare un’idea dell’oscillazione, a mio parere irrisolta, di un giovane poeta (Lorenzo è del 1973) tra modelli vagheggiati (le avanguardie artistiche del primo Novecento a cui anche nei suoi versi accenna) e volontà di stare in questo nostro tempo per ora di crisi piatta e senza sussulti, in cui anche a lui tocca crescere. “Scapigliato fogliame agitato/ da veloci venti futuristi” è, al presente, solo una pianta (il noce), non la gioventù a lui coetanea. E le sue poesie mi paiono la registrazione fredda degli umori, delle irritazioni e degli sgomenti (anche familiari) di un giovane alle prese, come tanti, con la gabbia (dorata? postmoderna? addirittura liquida?) e per ora senza uscite rafforzata dall’uso capitalistico delle nuove tecnologie e dalle sue dinamiche imprenditoriali. Al poeta (fossile di altri tempi?), per il lavoro “non poetico” che gli tocca fare per vivere e che lo porta in contatto quotidiano con “cento persone diverse”, tocca fronteggiare l’insensatezza (una volta si diceva l’alienazione) della società (capitalistica) tenuta sotto controllo da potenze sempre più innominate o indecifrabili. Ed egli reagisce con gli strumenti di pensiero e linguaggio di cui dispone, ma è continuamente istigato dall’esterno a “riempire il vuoto con altro vuoto”. E ne risente anche la sua poesia. Che non ha più Tradizione affidabile a cui ancorarsi (ci sono in questi versi solo alcuni echi distorti e dolenti e inerti di un immaginario religioso più o meno bliblico e una volta potente: “maledirai la madre bestemmierai il padre per la croce”). Ho aggiunto alla fine delle poesie due brani dell’introduzione di Giorgio Linguaglossa a questa raccolta. Il critico romano insiste sulla “marginalità linguistica e stilistica” della ricerca di Pezzato e di altri giovani. Epigoni vecchi con lo sguardo volto al passato (il solito angelo di Benjamin…) noi e smarriti, testardi, solitari esodanti loro? Un problema spinoso da trattare a parte. Read More
“Ma un dolore così grande/urla vendetta ai quattro venti”, dicono due versi di Lorenzo Pezzato contenuti nella sua recente raccolta poetica “Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza”, edita da Lietocolle. Versi che possono indicare, oltre che una chiave di lettura sulla sua poetica, una forma di dolore fortemente sentita in questi anni sciagurati di crisi e di cambiamenti vorticosi, in ogni campo. Crisi in cui il ritrarsi in una dimensione privata, isolata, o di olimpica indifferenza, però, non solo non ha preservato ma, ancora più, ha disgregato e indebolito il corpo sociale nel suo complesso. Non in termini assoluti, naturalmente, là dove una crescente quanto esacerbata indignazione si è risolta infine in urlo. Un urlo munchiano la cui declinazione non è la trasfigurazione del reale in bellezza, ma, in questo caso, un ruvido e ironico sguardo sulla realtà nuda e cruda. Read More
Ghetto vuoto muto
humor ebraico
occhio biblico
antico testamento
il campo il ponte
sfocio in fondamenta
luci festa
si alimenta di studenti
si alimentano ad alcolico
qualche tramezzino
qualcuno arriva a remi
qualcuno va via a piedi
inghiottito dal/il caìgo
perduto il Paradiso.
Voglio smarrirmi ancora
per le vie turbolente brulicanti
sparire inghiottito dalla folla indifferente
vampiro psichico che non si riflette
nelle vetrine del centro
suppellettile umana
che osserva senza essere osservata.
Pelle nuda
brani d’opera
lirica epidermica
brividi
torrent
di ritmi tribali.
Reperibilità
presenza
sim e chiavette
gratis
un tanto a chilo
insert coin
in videogioco
perdi vite
perdi linea.